Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

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Ciao, mi chiamo xlthlx e ho un problema: sono stressata.
Ho intenzione di risolvere questo mio grave problema rendendomi irreperibile per più di due settimane, per la precisione dal 7 al 22 Agosto compresi.
Non è che non avrò il cellulare, o che non avrò una connessione, o che non guarderò la posta elettronica; è proprio che anche se dovesse squillare il cellulare non risponderò, se dovessi vedere una e-mail non risponderò, e in qualsiasi altro modo qualsiasi persona abbia in mente di contattarmi non mi farò trovare.
Vi voglio tanto bene eh, ma quando basta basta.

Perciò se doveste avere bisogno di qualcosa, avete ancora due giorni di tempo (escluso questo pomeriggio) per chiedere o farvi vivi. E non dite che non siete stati avvertiti.
Au revoir (forse).
E se anche voi state andando in vacanza o siete già in vacanza, buon divertimento.

Il motivo per cui sono qui a mettere nero su bianco i fatti di stamattina è che spero che serva a qualcuno per evitarsi problemi e arrabbiature. Lo stesso motivo per cui sono stata vicino al distributore automatico per tutto il tempo dell’attesa: volevo evitare che qualcuno dovesse subire lo stesso scherzetto che era stato fatto a me.

Riassumo velocemente: scendo in metropolitana, passo i tornelli usando la mia tessera elettronica, decido che, essendo vicina la fine del mese, è meglio se rinnovo l’abbonamento mensile.

Schiaccio il pulsante OK, inserisco la tessera, mi dice: “Errore lettura della tessera” e se la tiene.

Vado dal controllore e gli espongo il problema.
Mi dice che deve chiamare i tecnici, che non sa quando arriveranno, oppure di aspettare che da domani sarei potuta andare a riprenderla all’ATM Point di Duomo.

Comincio a dirgli che avrei aspettato, chiama i tecnici.
Faccio due conti, e decido che preferisco aspettare, visto che l’ATM Point di Duomo è praticamente una succursale dell’inferno, e non ho nessuna voglia di farmi una coda chilometrica, magari pure quella sbagliata, che avere informazioni lì è praticamente impossibile.

Il controllore mi dice tra l’altro che posso esibire, invece della tessera, la ricevuta; mentalmente, inizio a pensare di fare concretamente una cosa del genere e quanti problemi potrebbero farmi (perché le direttive generali non esistono, ciascuno si comporta secondo come si è svegliato quella mattina).

Cerco la ricevuta, e come volevasi dimostrare comincia a contestarmi che la data della ricevuta è 30/09; gli faccio notare che, come oggi è il 30/10, e io stavo per fare l’abbonamento del mese dopo, così ho fatto anche il mese prima.
L’eventualità di usare la ricevuta dunque la escludo, e continuo ad aspettare.

I tecnici non sono mai arrivati: a un certo punto vedo che il distributore viene prima disattivato e poi riavviato.
Io credo di dover pure ringraziare chi ha, dopo 50 minuti, pensato che un bel riavvio potesse fare in modo che la tessera elettronica fosse sbloccata dopo il riavvio, cosa che è avvenuta.

Dimenticavo: la tessera funziona perfettamente.

Non commento, perché sarebbero solo parolacce, e non è il caso.
Dico solo che per fortuna ho delle colleghe splendide, ed una di queste oggi mi ha omaggiato di un cappello da strega, una zucchetta di peluche, e tanti dolcetti.

Happy Halloween.

Cappello

Questa lettera è stata inviata al Senatore Pietro Ichino all’indirizzo di posta elettronica che si trova sul suo sito, in risposta alla sua lettera pubblicata su Corriere.it.

Gent.ssimo Senatore Ichino,
leggo sulle pagine del Corriere.it la sua proposta di “una de­tassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile, come «azione positiva» finalizzata a produrre quell’aumento drastico dell’occupazione regolare delle donne che l’Unione Europea ci chiede e finora non siamo stati capaci di realizzare.”

In quanto donna, e in quanto lavoratrice, mi sono sempre interessata alle questioni di disparità di trattamento sul lavoro e alle problematiche riguardanti la cura dei figli e delle persone anziane, da sempre affidate alle cure delle donne, senza alcun tipo di reale riconoscimento.

A quanto mi risulta, la disparità salariale, a parità di mansioni, tra uomini e donne è attualmente intorno al 3%. Il problema principale della disparità non sta quindi tanto nel salario percepito, anche se il 3% può essere la differenza tra riuscire o no ad arrivare alla fine del mese, quanto piuttosto nel fatto che le donne difficilmente occupano posti di rilievo, sia nel pubblico che nel privato, facendo molta fatica a raggiungere anche la sola posizione di quadro.

Questa analisi corrisponde pienamente alla mia esperienza concreta.

Sono circa dieci anni che svolgo la mia professione nel campo informatico, e tuttora sono una impiegata, mentre uomini che hanno la mia stessa preparazione ed esperienza hanno ottenuto già da alcuni anni quantomeno la posizione di quadro, con tutto quello che comporta, ma soprattutto con uno stipendio maggiore.

Ho sempre pensato tuttavia che questo genere di problemi non si risolvesse regalando qualcosa alle donne. Ho sempre sostenuto, e lo sostengo tuttora, che la pensione anticipata non cambia assolutamente nulla, e anzi, a volte, risulta persino dannosa.
Sono contenta che siamo stati costretti dalla Commissione europea a cambiare questo stato di cose, e mi sembra di capire che anche Lei sia di questo avviso.

Ma in quanto alla questione di adottare “misure vigorose di promozione della parità effettiva” non possiamo che essere totalmente in disaccordo: la detassazione selettiva non è altro che far uscire qualcosa della porta per farlo rientrare dalla finestra.

Senatore, se avesse mai ascoltato davvero le donne, non le sarebbe mai venuta in mente una soluzione di questo genere. Se mai si fosse fermato a guardare come vivono le donne oggi, saprebbe con chiarezza quali sono le vere criticità e saprebbe anche quali sono le soluzioni che sono state proposte.

Senatore, non intendo tuttavia elencargliele, perché, se lo facessi, mi sostituirei nel suo lavoro. E’ suo il compito di ascoltare le persone, comprendere di cosa hanno davvero bisogno, capire e studiare nel dettaglio le possibili soluzioni.
E poiché questo sarebbe fare il suo lavoro, gent. Senatore, mi guardo bene dal farlo. Lo so che Lei mi comprenderà: in quanto donna, io lavoro più di Lei, e lo sa benissimo anche Lei.

Quello che però ancora non Le è chiaro, ed è il motivo di questa mia lunga lettera, è che le donne non hanno bisogno di nessun regalo.
Tenga a mente questo, Senatore, vedrà che tutto il resto diventerà molto più semplice.
Ma per cortesia, basta con le discriminazioni. Perché quello che Lei propone, ancora una volta, è solo una nuova discriminazione.

Buon lavoro (ne ha tanto da fare)
Cordiali saluti