Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

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Stone Temple Pilots

Ebbene si, confesso: lunedì sera sono andata a vedere l’unica data italiana del tour degli Stone Temple Pilots (e, se la memoria non mi inganna, la seconda in tutta la loro carriera, e ovviamente ero presente anche alla prima).
Per chi non lo sapesse già, si sono riuniti nel 2008 e hanno fatto uscire un nuovo album il mese scorso.

Del concerto dico solo che per me è stato un tuffo nel passato, che ho apprezzato soprattutto il chitarrista e che in generale mi è piaciuto molto, anche se ho fatto la splendida saltando e ballando e adesso sono in condizioni pietose (chi è causa del suo mal).

Per avere idea di come è stato, ecco di seguito due filmati delle prime tre canzoni di cui non finirò mai di ringraziare jtheo.
Enjoy.

Custodire un dono

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E’ da quando è iniziato il nuovo decennio che cerco nella mia memoria una frase che avevo annotato mentalmente tanti, ma proprio tanti anni fa.
Una di quelle considerazioni che mi hanno guidato per tutta l’esistenza fino a qui, nel bene e nel male.
Ero sicura dell’autore, ma non della fonte esatta, e continuavo a girarci intorno senza successo.

Stamane l’ho trovata. Mi guardava dalla prima pagina di un libro, pronta a farsi riscoprire.
Proprio oggi che, dopo un anno iniziato bene, le cose non sono proprio rosee, la mia mente non è molto fresca e non vedo il futuro con ottimismo.
Ma certe parole sono come un balsamo per l’anima, e vale la pena custodirle come un dono.

Eccole, sperando che vi siano gradite.

Se mi volgo a guardare la mia vita passata con gli occhi di un estraneo essa non mi appare particolarmente fortunata. Ma ancora meno potrei chiamarla sfortunata, nonostante tutti i miei errori. E però è un po’ sciocco, in fin dei conti, porsi simili domande su fortuna e sfortuna, perché credo che mi costerebbe maggiormente disfarmi dei miei giorni più infelici che di tutti quelli sereni.

Hermann Hesse, Gertrud

Ho giusto due minuti di tempo, in cui dovrei riposare, ma ovviamente, essendo affetta da IAD, lo uso per dare un’occhiata veloce alla posta e per scrivere queste due righe.

Il trasloco procede, in questo momento ho circa mezza casa su un piano e mezzo sull’altro.
Com’era prevedibile, spostando le mie cose ho fatto un bel tuffo nel passato (approfittandone per buttare via qualche pezzo di troppo).
La cosa che proprio non ricordavo più di avere è un apposito contenitore simile a un piccolo libro dove tenere i biglietti da visita.
Pieno.

Pieno di un pezzo importante della mia storia lavorativa, compreso il mio stesso biglietto da visita dove campeggia il mio altisonante titolo ufficiale: Information Designer.
Ricordo bene che quei biglietti da visita all’epoca li avevo conservati ben ordinati solo perché obiettivamente mi servivano per svolgere il mio lavoro.

Non mi sarebbe mai venuto in mente allora che sarebbero diventati un importante pezzo della mia memoria.