Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

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Perché, perché?

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In questa domenica uggiosa, come promesso, cercherò di spiegare il perché della follia di avere due blog, in un momento in cui sembrerebbe che i blog sono sempre meno frequentati (soprattutto meno commentati) a favore dei social network.
In parole povere, ho sentito il bisogno di avere un luogo che non fosse soltanto di pura fuffa come questo ma che fosse più legato alla mia professione e alla mia professionalità, un luogo dove poter condividere quello che sto facendo per lavoro e che credo sia utile anche agli altri.
Molto spesso mi capita di cercare su un motore di ricerca alcune soluzioni che da sola farei fatica a sviluppare, e credo di non essere l’unica che lo fa; il fatto di trovare qualcosa di utile è dovuto principalmente a quelle persone che si sono preoccupate di condividere quelle informazioni.
Ora come ora, forse anche perché ho cambiato lavoro e sto imparando molto, credo che sia utile, compatibilmente coi miei impegni e tempi (il tempo per me è diventato molto più prezioso ora che ne ho davvero poco), rendere il favore facendo la stessa cosa, mettendoci la faccia (non per niente ho scelto un dominio con nome e cognome).
Ma siccome la fuffa rimane sempre il mio primo grande amore, questo blog continuerà ad esistere.
Insomma, qua si continua a cazzeggiare, dillà si cerca di fare sul serio (nei limiti del possibile).

Questo ultimo mese è stato quantomeno difficile.
Di difficoltà ce ne sono ancora a pacchi da nmila, ma almeno qualcosa è cambiato: da Montenapoleone sono passata alla Terra di Melzo*.

La Terra di Melzo è un magnifico luogo che si raggiunge in molti modi: con tre tram a scelta (e un pezzo di strada a piedi), oppure con la metropolitana e due tram a scelta (e un pezzo di strada a piedi), oppure con la circolare e la metropolitana (e un pezzo di strada a piedi), tutti rigorosamente scomodi.

Nella Terra di Melzo l’umidità è circa del 99%, la temperatura è polare, metà dell’amena località deve essere ancora ultimata, c’è un magnifico sottofondo di trapani, la rete salta senza valide motivazioni (forse perché ha voglia di ballare di gioia).
Mancano i cestini, le cassettiere e gli armadi, nel bagno non c’è lo specchio, non ho un computer (mai come ora mi sento felice di aver comprato la pupa ®, che così posso lavorare senza spaccarmi la schiena per portarmi dietro la bambina ®).

Però c’è la macchinetta del caffè, così dopo quasi una settimana ho potuto scambiare due parole con gli autoctoni con la scusa di sapere come funzionava.

Naturalmente l’attività lavorativa nella Terra di Melzo, per me che ho un’età, non è esattamente una passeggiata.
Devo tenere a mente che a 40 anni è ora di rendersi conto dei propri limiti.

Ah già, si, ho cambiato template.

*No, non il comune (di Melzo). Si, sto dicendo che ho cambiato lavoro.

Stamattina, dopo questa benedetta settimana di noia assoluta, sono tornata al lavoro.
Come sono uscita di casa, l’ombra del dolore che avevo avuto fortissimo lo scorso weekend si è fatto sentire.

Ho pensato bene di farmi i tre piani di metropolitana a passo veloce, tutto tramite scale, cosa mai fatta prima, che almeno una parte mi sono sempre concessa di farla sulla scala mobile.
Sono arrivata in cima e mi sono resa conto che le avevo fatte abbastanza allegramente, senza troppi sforzi, forse meno del solito.
Non tollero di vivere nella paura, nemmeno la più vaga.