Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

Uno dei motivi per cui sono sempre più assente da questo blog è che da ieri pomeriggio convivo ufficialmente con la mia metà dolce.
Non mi pare di averlo mai scritto, anche se per gli amici non è una novità: finora, da circa sei anni, vivevo insieme ad AnnaMamma, mia madre.
Ieri mia madre è andata a vivere in una casetta in un’altra città, vicina a mia sorella (e ai nipoti).

Ieri sera mi sono ritrovata in una casa molto vuota, dopo alcune settimane che era piena di scatoloni, così piena che l’ultimo giorno sembrava scoppiare.

Questo è un momento molto bello per me: è l’inizio del futuro insieme alla persona che amo.
Avevo dimenticato cosa volesse dire poter decidere che aspetto far avere a una casa che finalmente possiamo dire nostra, anche se ci aspetta a breve (entro dicembre di sicuro) un nuovo trasloco (al piano di sopra), in una casa ancora più bella.

Il problema è che insieme a questa gioia mi duole sapere mia madre in difficoltà, con tutti i problemi del caso, senza poterla aiutare direttamente.
So che non è sola ma questo non mi impedisce di essere dispiaciuta.
Un po’ perché, sebbene io stessa mi pensi come una persona forte e indipendente, ho invece uno spirito protettivo nei confronti delle persone a cui voglio bene maggiore di quanto immagini; un po’ perché, banalmente, mi manca.

Avere il cuore diviso credo faccia parte dei casi della vita, però questo non toglie che, in un angolo del mio cuore, continuo a sperare che le cose migliorino per mia madre, e spero che sappia, in un angolo del suo cuore, che continuo sempre a volerle bene.

Qui giace un post

2 commenti

Avrei voluto scrivere un post su come sia quantomeno difficile discutere con persone maleducate, spocchiose, ignoranti, arroganti, piene di sé e che pensano di avere la verità in tasca.
Ma.

Ma non essendo una fonte di energia rinnovabile*, la stanchezza fisica e mentale mi impedisce di inseguire mulini a vento.
Perciò, come disse qualcuno una volta, quando siete sicuri di aver trovato la verità fatemi una telefonata**.
Fino ad allora, mi astengo***.

* grazie a MyLed per la definizione.
**detta dal mio fratellone a un giovine che dichiarò faccio filosofia perché voglio trovare la verità.
*** dalla discussione, ovviamente.

scarpeOggi voglio raccontare una storia un po’ surreale a lieto fine.

Il 15 Maggio scorso entro nel negozio Bata di Via Orefici 22 a Milano per vedere come mi stanno le scarpe che sono nella foto.
Entro, chiedo il mio numero alla commessa (il 36), lei torna con una scatola presa dal magazzino. Provo le scarpe: la sinistra mi sta un po’ strettina, ma la commessa mi rassicura e mi consiglia di metterle in casa prima di metterle fuori, per allargarle un po’. Mi piacciono molto e quindi le acquisto.

Il giorno dopo a casa le provo di nuovo, e mi rendo conto che la sinistra è davvero troppo strettina. Allora mi viene il dubbio e guardo: la sinistra non è un 36, ma un 35.

Purtroppo avevo buttato via lo scontrino, ma avendo pagato con la carta di credito avevo almeno l’avviso via e-mail. Torno dunque ben decisa al negozio.

In poche parole, hanno controllato se avevano dei numeri spaiati ma non ce n’era traccia: l’unica ipotesi plausibile quindi è che fossero state messe così già nella scatola. La cosa buona è che sono state gentili, la commessa che mi aveva servito si è scusata (ma mi sono scusata anch’io per non aver controllato prima) e mi hanno cambiato le scarpe.
Insomma, se vi piace qualcosa di quella marca e siete di Milano, vista la cortesia e la gentilezza, vi consiglio vivamente quel negozio. E sono anche molto ben forniti.

N.B.: nessuna xlthlx ha ricevuto alcun compenso per questo post etc.