Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

Mattino, vado a prendere il mio Sirietto.
Una signora alla fermata, sui 50/60 anni, gioielli in mostra e vestiti costosi, ci tiene a far sapere a tutti urlando che il tram prima l’ha lasciata a terra. Un poveretto davanti a lei cerca di ignorarla, e per sua fortuna un’altra signora le risponde.
Bla bla bla, come un rumore di fondo, per tutto il tempo fino a quando non arriva il tram successivo.

Saliamo sul tram, un signore vede il conducente che esce dalla cabina e gli chiede informazioni. Il conducente gli dice che non sa e di chiedere ai suoi colleghi.
La signora guarda la scena e urla qualcosa come: Ma tu guarda questo, che non sa nemmeno dove sta una via e ci passa davanti tutti i giorni!*

E’ stato un lampo.
Per un attimo, ho visto la signora vestita di viola e rosso, con la faccia solcata da vene blu e i denti marci, che sogghignava insieme all’altra signora parlando fitto della loro religione (soltanto dopo ho realizzato che la signora in questione aveva le vene varicose anche sulle braccia).

Qualcosa mi dice che devo smetterla di ascoltare la colonna sonora di Franklyn quando non sono ancora ben sveglia.

*per chi l’ha visto, è questo il motivo di questo mio twit.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse capito il senso del post precedente commentando con un bel mavaffanculo.
Ma pazienza, me ne farò una ragione.

Chiunque facesse crescere un aereo su una pianta era chiaramente uno spostato.
Era talmente più semplice sbattere le braccia.

Philip K. Dick, Le illusioni degli altri, 1957

Premessa: il titolo del post mi piaceva, ma non c’entra nulla con il contenuto.

Ho dato un piccola rinfrescata a questo posto, che è cambiato talmente tante volte che ormai non le ricordo nemmeno io.
Ma adesso mi sento un po’ più a mio agio, che l’ultimo template non mi piaceva poi così tanto.

Giro sempre intorno agli stessi pensieri, cosa ci faccio online, perché rimanere su un certo social network, a che cosa serve. Nel mio girovagare mentale mi sono resa conto ancora una volta che l’unico posto da cui non sono mai andata via e sono rimasta sempre costante, che tuttora mi piace e dove mi trovo a mio agio da sempre è Twitter.
Mai chiuso, se non ricordo male l’ho aperto nel marzo del 2007.
Mi piace al mattino inviare qualche stupidaggine quando sono in metropolitana, e vedere poi in giornata se qualcuno replica.
Mi piacciono alcune delle persone che lo frequentano, che sono davvero speciali.
Mi piace l’idea di condensare un pensiero in pochi caratteri, perché non sono mai stata di molte parole, ma sempre portata alla sintesi.

Insomma, se proprio dovessi chiudere tutto, Twitter no, non lo chiuderei.
Chiuderei molto volentieri, senza passare dal via, Facebook, per cui ho sempre provato una spassionatissima antipatia, che non chiudo solo perché molte persone che sono lì ci rimarrebbero, o almeno questa è la mia illusione, molto male.
Ma l’idea che vorrei chiudere tutto il social si fa sempre più insistente, anche se nel chiudere alla fine lascerei in vita anche questo blog.

Mi ci sono affezionata, alla fine, a questo posto, anche se ci scrivo poco.
Perché, lo dico col cuore, qua non ho ancora trovato qualche pezzo di merda così stronzo da mandarmi affanculo gratis.