Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

In Italia, se ti batti civilmente per la democrazia, la tolleranza e la laicità dello Stato, va a finire che il ministro della Difesa ti minaccia di morte.

*Compendio musicale: Elio e le Storie Tese, La terra dei cachi
(da ascoltare nella meravigliosa versione del nuovo album Gattini)

Ci sono ben 10 iscritti al feed di questo blog tramite GReader (l’undicesima sono io, che mi serve per capire quanto ci mette ad arrivare su). Son cose (come direbbe il Sor Succo).

Quando ho chiuso questo blog non solo non avevo più voglia di scrivere, avevo soprattutto a nausea tutte quelle persone che stavano qui per motivi diversi dall’avere piacere di leggere quello che scrivevo e/o per amicizia (vera e sincera).
La chiusura e il successivo cambiamento di indirizzo hanno provocato una involontaria selezione naturale di questi figuri. Involontaria, perché non avevo preventivato nulla, e non l’ho fatto intenzionalmente.

La verità è che ora, con poche (ma buone) persone che passano qui, mi sento decisamente molto meglio.
Mi sembra quasi di essere tornata ai tempi d’oro quando ero ancora anonima, quando ci si conosceva in pochi, e quei pochi magari li si era pure incontrati di persona, ma non di certo ad un barcamp (o simili).

Spero in futuro di non avere più il dispiacere di dover sentire persone che pensano di sapere come sto perché hanno letto il mio blog.
Spero di riuscire soprattutto a ritrovare quel filone ironico che, riguardando i vecchi post, sembrava essere una caratteristica di quello che scrivevo; come quel post in 10 righe, nato quando questo blog si chiamava 40due, e stava su Splinder.

Ah dimenticavo: qualche giorno fa ho anche chiuso l’account su Friendfeed.
Un certo genere di social non fa proprio per me.

La prospettiva di stare fino a venerdì compreso a casa con l’influenza non mi esalta, anche perché non ho molto da fare, e anche volessi farlo i dolori articolari mi rendono l’impresa quantomeno difficile.
E no, proprio non è suina, sebbene si dica il contrario: il Ministero farebbe bene quantomeno a dire che tra i sintomi non c’è un semplice febbre, ma una febbre suina (mi scuso per la battuta, è solo per dire che la febbre è caratteristica, ovvero piuttosto alta).
Per fortuna, il mio dottore qualche volta ci piglia, e mi ha evitato stupidaggini.
In tutto questo non capisco perché fare così tanta cattiva informazione; l’unica ipotesi che ritengo ragionevole è che ci siano dietro degli interessi economici.

Visto che non ho niente di meglio da fare che scrivere, e non ho nessun argomento migliore di cui parlare, mi limito a riportare cose futili e inutili, come il classico cosa mi è successo ieri.

Sono andata dal dottore, e al ritorno in farmacia.
Mi metto in coda, davanti a me c’è un signore e al banco due tizi, che sembrava non volessero più andarsene.

Arriva una signorina. Evito di dire come fosse vestita nel dettaglio, mi limito a dire che raramente ho visto tanto cattivo gusto in una volta sola. Non si mette in coda, ma inizia a girare per la farmacia guardando qualsiasi prodotto.

Ci tengo a precisare che stavo in piedi per miracolo, visti i famosi dolori articolari di cui sopra; e avrei scommesso qualcosa che la signorina avrebbe fatto di tutto per scavalcare la coda.
Di solito, se qualcuno mi scavalca, lo faccio notare ma li lascio fare dicendogli: prego, visto che ha tanta fretta, passi pure, io posso aspettare (sottinteso: e tu no, isterico/a che non sei altro).
In questo caso proprio non ce l’avrei fatta a fare nulla, nemmeno a protestare; sarei solo voluta uscire da lì il prima possibile.

Come volevasi dimostrare, la signorina si mette davanti e mi scavalca. La guardo senza dire una parola, e lei tira fuori la scusa più vergognosamente becera che mi sia capitata finora:

Ah, credevo che foste insieme.

Ora, qualcuno mi spieghi come avrei potuto essere insieme a una persona a cui non stavo di fianco (ero in coda, quindi dietro) e con cui non ho scambiato una parola.
E vorrei anche far notare che excusatio non petita, accusatio manifesta: avrei lasciato che mi passasse avanti, senza dire nulla perché non avevo, sinceramente, né la voglia né mi sarebbe uscito il fiato per farlo, visto che ero decisamente ko.

Ho provato una estrema vergogna per lei; ma soprattutto, ho fatto un’associazione mentale che prima non avrei mai fatto, ma che ora mi sembra quasi scontata: toh, eccone una che molto probabilmente ha votato l’attuale Presidente del Consiglio.