Terzo livello

Tutti a buttarsi sul social, e nessuno che si ricordi cosa vuol dire sociale

Visualizza gli articoli pubblicati sotto gennaio 2010

“Ma sono due giorni che ha dolore al petto e non è andata al pronto soccorso?”
No.

Visto che il dolore cambiava a seconda della posizione, ho pensato che fosse muscolare, e non sono il tipo che si allarma facilmente. Più che altro, erano due notti che dormivo malissimo.
Non avevo però considerato che ci poteva essere un’altra possibilità: sospetta pericardite.
Il mio dottore quindi mi ha spedito al pronto soccorso armata di queste due paroline.

Al Fatebenefratelli sono stati veloci, efficienti e simpatici: mi hanno ribaltata come un calzino (bello sentire il battito del proprio cuore durante un’ecografia) e il cardiologo, simpatico signore che ha scherzato in bergamasco con l’infermiere (che mi stava bucando entrambe le braccia) facendomi ridere non poco, mi ha rimandato a casa dopo un paio d’ore con l’ordine tassativo di stare a riposo per 7 giorni.
Non sembra pericardite, ma una banale infiammazione, forse postumo delle passate infezioni; in ogni caso se non migliorassi, ma sto già migliorando, dovrei rifare un’ecografia di corsa.
Il cardiologo mi ha spiegato per bene la questione, e a parte che dovrei starmene tranquilla per un mese, se avessi davvero la pericardite sarebbe una scocciatura, ma nulla di grave.

La parte davvero brutta dell’essere lì è vedersi di fronte il letto accanto al quale anni fa avevo passato tre giorni d’inferno.
Per fortuna stavolta è andata diversamente, anche se riguardava me direttamente.

Ieri poi sono dovuta andare di nuovo dal dottore (lui, nonostante l’abbia chiamato, s’è guardato bene da fare una visita a domicilio) per il certificato, poi all’INPS e in posta per spedirlo. Ringrazio molto per la burocrazia inutile, che mi ha fatto perdere un giorno di riposo, e ringrazio il cielo per aver fatto nevicare proprio quando sono uscita.

Come ho già scritto ieri, spero proprio di aver esaurito la sfiga in questo primo mese dell’anno, e che i prossimi saranno meravigliosi. Anche perché oggi comincia la parte difficile: misurarsi con la noia, che devo evitare tutte le attività che affatichino il cuore.
Si, anche quella.

Tra la mia rinnovata passione per la lingerie (uno degli effetti collaterali della dieta), e la malattia di questi giorni, che il 2010 mi ha regalato subito due cicli di antibiotico, ho avuto il tempo di cazzeggiare perdere tempo più del solito e iscrivermi a uno di quegli inutili servizi 2.0 che andranno nel dimenticatoio in poco tempo: formspring.

Ho avuto tempo anche di pensare, e si, sono guai.
Perché l’idea è questa: 40 anni non si compiono tutti i giorni, e quindi mi sto organizzando.
Soprattutto vorrei farmi un bell’auto-regalo, di quelli storici, ma notoriamente non sono molto brava coi regali.

Perciò vi chiedo: cosa mi regalereste?
Dai, un piccolo sforzo, tanto poi i soldi ce li metto io.

Fare propositi per poi non rispettarli non rientra proprio nelle mie corde.
Ma magari fare un po’ il punto della situazione ha un senso.

Quello che penso di fare già da un po’ è di curare un po’ di più le mie amicizie, e a onor del vero non ci sto riuscendo. Mi dico che non è proprio il momento adatto, ma si sa, i momenti passano e non tornano più, e le amicizie, se non coltivate, muoiono.

L’altro pensiero che mi porto dietro ormai da quasi quattro anni è finire la seconda laurea.
Non è di certo per sfoggiare il titolo, ma perché mi piace studiare, perché mi piace studiare quella materia, perché non amo molto le cose lasciate a metà, perché, anche se su questo punto ci credo poco, potrebbe aiutarmi a cambiare lavoro.
Un anno, e avrei in tasca la laurea di primo livello.

Ogni anno, soprattutto all’inizio dell’anno, mi dico: quest’anno ce la farò a trovare i soldi e il tempo per farlo.
E ogni anno invece c’è qualcos’altro di più importante o urgente.

Regolarmente penso che dovrei fare il passaggio di università per pagare meno tasse, e ogni volta penso che però così non farei il corso che voglio. E rimando.
Un loop infinito, che non mi porta da nessuna parte.

E a questo punto dovrei dire come uscire da tutto questo, quale soluzione ho trovato, illuminare il senso di quello che ho scritto prima con una chiusa ad effetto.

E invece no: non so proprio cosa fare, per una volta.
Non ho idee, non ho belle parole, non agirò.
Per il prossimo decennio, voglio smetterla di cercare di controllare tutto, e cominciare ad ammettere che le cose più belle ci capitano per caso, e che la maggior parte di quello che ci (mi) accade sfugge a qualsiasi tipo di controllo.

Quel che verrà, sarà ben accetto.
Se non verrà nulla, ho già abbastanza.
Se arriverà qualche problema, ci penserò a tempo debito.

L’unico proposito insomma è:  smetterla di pre-occuparmi.

(Sto invecchiando, si.)

It’s unfortunate that when we feel a storm
we can roll ourselves over when we’re uncomfortable
oh well the devil makes us sin
but we like it when we’re spinning in his grip.

Compendio musicale: Massive Attack, Paradise Circus